sabato 15 giugno 2013

Attenti a Cameron, che non parla a vanvera

 
Le dichiarazioni del Primo Ministro David Cameron devono essere lette con la lente d’ingrandimento. A Londra, davanti a giornalisti di tutto il mondo e senza che nessuno lo avesse chiesto, ha detto che non potevano essere disattese le voci di un paese quando si parla d’identità e d’independenza –ha detto esplicitamente 'indipendenza'--. E, come se non bastasse, dopo aver difeso il dialogo come forma di dibattito ed il referendum come metodo, ha chiarito che, ovviamente, lui non era nessuno per spiegare queste cose al Primo Ministro della Spagna. Non ha menzionato la parola Catalogna, ma non era necessario.
L’ho detto molte volte: nessun paese farà dei passi ufficiali in favore della Catalogna fino a quando non sarà proclamata formalmente l’indipendenza nel nostro Parlamento. Sarebbe un grande errore da parte loro. Ma, nel frattempo, la diplomazia si esercita sulla base di conversazioni private, o meno private. E suprattutto di gesti. Gesti che possiamo decodificare e che ci aiutano a capire cosa si muove dietro le porte chiuse.
Gesti come questo di Cameron o come quello dell’Unione Europea, settimane fa, quando il presidente Mas visitò Bruxelles. Non solo uno, ma tre commissari europei ricevettero il presidente catalano nella stessa giornata. Che ti riceva uno, uno soltanto, è molto complicato. Che ti ricevano in tre è un grido per chi sa ascoltare.
Piano piano, si stanno accumulando dei segnali chiari dell’incomprensione verso l’atteggiamento spagnolo di rifiuto ad accettare un referendum d'indipendenza in Catalogna. L’Europa non vuole altri problemi e sa che la questione catalana deve essere risolta, e deve essere risolta diplomaticamente. Se può essere, con un accordo tra la Spagna e la Catalogna e anche con l’Unione, se si rende necessario.
Ma in queste ultime settimane la Spagna non solo non ha fatto nessun passo in avanti, ma si è messa in evidenza con alcuni episodi comici che, tuttavia, allarmano Bruxelles. Come il fatto di rifiutarsi a riconoscere il Kossovo anche quando la Serbia lo riconosce, o come lo spettacolo di agitazione e minacce quando la UEFA accettò la selezione di Gibraltar. Le forme del governo spagnolo inquietano a Bruxelles e nelle cancellerie europee. Da ieri, grazie a David Cameron, sappiamo che il messaggio sicuramente è stato esplicitato troppe volte in conversazioni private con lo stesso Rajoy: Cameron non direbbe questo in pubblico senza avere esaurito i canali privati. E, pertanto, possiamo supporre che la pressione contro l’immobilismo spagnolo sta aumentando.
Perchè ieri il Primo Ministro britanico non ha parlato a vanvera nè ha improvvisato. Piuttosto sembra che abbia colto l’occasione di una domanda al volo per avvertire pubblicamente la Spagna che la strada da seguire nel caso catalano è precisamente il referendum che Rajoy non vuole fare: 'Non si possono ignorare le questioni di nazionalità, indipendenza ed identità; bisogna lasciar decidere alla gente.' Trasparente come l’acqua.

 

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