sabato 27 luglio 2013

Mandate qualche carro armato, per cortesia



Adesso non si sentono più tanto sicuri. Stanno cominciando a dubitare della loro strategia. Il quotidiano El Pais faceva un appello in un editoriale dello scorso 14 a dialogare e trattare con la Catalogna. E’ un atteggiamento inedito, perchè finora si era limitato a fare come La Razón o El Mundo: minacce, costituzione, minacce, costituzione... Il 'quotidiano globale in spagnolo', faro del progressismo in occidente, si corregge dopo aver visto come alcuni teorici dello spagnolismo avvertivano dalle pagine dello stesso quotidiano che il “diritto a votare” è una “tesi imbattibile' e che la Catalogna può andarsene dalla Spagna senza violare la costituzione (Javier Pérez Royo, 'Referéndum permanente'). Il Concerto per la Libertà ha fatto vedere loro che quel 'disordine' dell’Undici di Settembre non era un 'soufflé' e cominciano a tremare le loro gambe.

Il cambiamento di percezione lo ha insinuato il PP catalano quando fece la prova dello scherzetto propagandistico del 'diritto di sapere'. Non era la cantilena della paura abituale, tentavano di argomentare. Il problema è che proclamarono un paio di affermazioni talmente ridicole che l’economista Sala i Martín li mandò all’angolo degli ignoranti. Twitter fu ancora più crudele i non hanno più tentato di argomentare una terza volta.

Il governo spagnolo ed il PP hanno basato la politica catalana sullo sfogo maleducato e le falsità e, dopo un anno, si accorgono che non hanno fatto altro che aggiungere benzina al processo. E facendo brutta figura: i titoli accademici non saranno riconosciuti, vi espelleranno dall’Europa, non potrete pagare le pensioni, perderete gli aiuti all’agricoltura dell’UE, avrete una disoccupazione del 30%, il valenziano viene dall’ibero, LAPAO 'maravillao'...

La strategia della paura è stata, in realtà, una faccia amabile. Sotto sotto circolavano le fogne. Il punto primo del loro piano era Artur Mas. Erano convinti che facendolo cadere il pocesso si sarebbe liquefatto. Cominciarono con una mini-cospirazione tra il direttore di El Mundo ed il ministro dell’Interno pubblicando una 'soap opera'. Ripescarono tutti i dossier degli ultimi anni e ci misero tutta l’immaginazione possibile, e soltanto fecero cadere Oriol Pujol. Finalmente, tutto è schizzato contro loro stessi. Le schermaglie dei rapporti e le spie hanno pugnalato alla schiena la presidentessa del PP in Catalogna, che si è scoperto era intima amica ed istigatrice dell’accusatrice di Jordi Pujol Ferrusola.

L'indomani delle elezioni catalane, la caverna intera –anche quella di Barcellona– dichiarava defunto Artur Mas ed il movimento indipendentista. Ma qualche mese e qualche sondaggio più tardi il 'rigor mortis' si è impossessato degli unionisti: Alicia Sánchez-Camacho, Josep Antoni Duran, Pere Navarro sono più che colpiti. Anche quelli che non remavano nella direzione giusta quando era necessario: Carod-Rovira, Joan Puigcercós, Lluís Recoder... E risulta che i politici meglio rivalutati sono quelli 'radicali' (Junqueras, Fernàndez i Mas), e gli altri sono stati letteralmente sepolti dalla demoscopia.

La strategia spagnola fu delineata da Aznar: 'Se vogliono rompere la Spagna bisognerà rompere la Catalogna.' L’idea consisteva nel far alzare l’hinterland di Barcellona (notoriamente operaria e migrante) con la bandiera 'rojigualda'. Alcune sindachesse del PSC ci hanno provato, ma si sono trovate in una posizione poco elegante votando insieme a Plataforma per Catalunya (estrema destra) contro un diritto democratico, e non hanno più insistito. Le hanno provate tutte: la legge Wert per dividere i catalani tra loro, manipolare il voto all’estero, diffamare la Generalitat in ogni ambasciata del mondo, strozzare (economicamente) il consigliere catalano di economia Mas-Colell...

La grande messa in scena fu la manifestazione del Giorno della “Hispanidad”: 6.000 persone in piazza Catalogna di Barcellona. Volevano farne un’altra il Giorno della Costituzione e non se la sentirono più. Il confronto con il milione e mezzo dell’altra risulta troppo doloroso e preferiscono non fare conti.

Il punto culminante della strategia che hanno seguito –e la loro ultima risorsa– è la salmodia dei carri armati. Alcuni 'hidalgos' senza responsabilità di governo hanno difeso l’intervento della guardia civile o dell’esercito, il commissariamento dell’autonomia o l’inabilitazione del presidente della Generalitat. Ma, ricorrendo a questo linguaggio da caserma, non hanno le palle. Si capisce che perfino in una democrazia debole come quella spagnola, per dare vita ad un intervento bisogna avere un fondamento giuridico e parlamentare. Secondo la costituzione, è l’esecutivo chi mobilita le truppe. I militari non possono prendere la decisione da soli. E’ lecito pensare che ci sarebbe un dibattito parlamentare. E Rubalcaba, Chacón... addirittura Rosa Díez, voterebbero per sparare contro i catalani? Lo farebbe Rajoy? Che noi sappiamo, nè il Parlament (catalano) nè il consiglio esecutivo hanno mai violato i precetti costituzionali e nemmeno si sognano di farlo. Fare un referendum non va contro nessuna legge; di fatto, Jordi Hereu ne fece uno. E lo può organizzare l’AMI (l’associazione di municipi indipendenti). Inabiliteranno centinaia di sindaci? Adesso si sono costruiti un Tribunale Costituzionale su misura. E che ce ne importa?

E’ fattibile la proposta di Vidal-Quadras (vicepresidente della Commissione Europea) di una squadra della guardia civile occupando la Generalitat?. La domanda è: cosa farebbe il giorno dopo? Sospendere le libertà pubbliche 'ad aeternum'? Quanto tempo resisterebbe in borsa un’occupazione poliziesca? Dovrebbero vietare i diritti elettorali dei catalani, perchè ovviamente alle elezioni successive i partidari dell’indipendenza non sarebbero più 54% contro 23 %. Tutto questo è quello che a Madrid stanno valutando adesso quando vedono che il piano A sta fallendo. E sentono scendere sudore freddo.

Fuori non hanno molti amici, come si evidenziò con lo esproprio della Repsol YPF in Argentina. L’UE attraversa il peggior momento della sua storia. Finanziariamente, accumulano un fallimento dopo l’altro –in buona parte per colpa della Spagna– e se mancasse la colonna più essenziale, la convivenza ed i diritti umani, cosa resterebbe? L’Europa entrerebbe in una spirale irrecuperabile. E qui arriva l’avviso di David Cameron a Rajoy, che la volontà d’indipendenza dei popoli deve essere rispettata. Conoscendo gli spagnoli non possono permettere un’attuazione antidemocratica contro sette milioni e mezzo di cittadini europei. Un Kosovo nel meridiano di Greenwich? Bruxelles vigila perche sanno che questa gentaglia è capace non solo di affondare se stessa, come stanno dimostrando, ma di far affondare l’Unione intera.

Ogni generazione di catalani si è ribellata in un modo o nell’altro contro la Spagna e, tradizionalmente, lo avevano soluzionato bombardando Barcellona. Sono confusi perchè per la prima volta nella storia vedono che non possono fare niente contro un popolo unito, allegro e combattivo, per dirla alla valenziana. Se smettono di barare al solitario –e di credere ai racconti dei quotidiani di José Manuel Lara e di Pedro José Ramírez– si renderanno conto che questo è un movimento popolare che arriva dalla notte dei tempi e che sta trascinando i politici, e non viceversa. Se solo un 10% di quelli che si mobilitarono l’Undici Settembre scorso o durante le consultazioni popolari, scendesse ancora in piazza...

Di fatto, sarebbe fantastico che mandassero qualche carretto armato o che rompessero qualche urna. Sarebbe una gioia vedere bambini catalani posando garofani nella bocca dei cannoni, o delle nonnine mostrando la scheda del SI davanti alle camere della CNN. Sarebbe la spallata definitiva per la nostra lotta. Già che ci siamo, chiediamo che lo mandino verso l’autunno, perchè l'agenda degli 'happenings' sovranisti è un pò vuota tra l’Undici di Settembre e San Giorgio. La primavera e l'estate sono già pieni con concerti musicali ed eventi all’aria aperta.

Hanno bruciato la polvere da sparo della guerra sporca ed a Madrid si trovano, in questo momento, con qualche problemino interno. Il Concerto per la Libertà ha mostrato loro che qui c’è ancora molta energia e iniziano ad avere le vertigini. Con la catena umana di settembre avranno una congestione digestiva.

Eugeni Casanova

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