venerdì 2 agosto 2013

La Spagna del Riscatto Bancario


Ogni giorno la sento più distante, la Spagna retrograda, irrazionale ed ingiusta, che non solo ha bisogno di un “riscatto” bancario. La mia disaffezione supera perfino la rabbia per tutte le TAV che non portano da nessuna parte, per gli aeroporti che non sono necessari, o per i pedaggi ingiusti che paghiamo non solo in autostrada. “La cosa” està prendendo delle “tinte” personali.


Alcuni anni fa ho deciso di prescindere dalla nazionalità spagnola. Credo che per essere catalano non mi serva un passaporto spagnolo – quelli con i quali comunico, considerano anche che i loro passaporti sono “stranieri”. Io, semplicemente sono catalano (di adozione, si) con passaporto (e faccia) di tedesco – e qui non succede nulla. Credevo io... Fino a quando mi è scaduto il ‘permesso di residenza’ e l’ho voluta cambiare con il nuovo ‘certificato di numero d’identificazione di stranieri’ (NIE), questo documento, il cui nome ricorda regimi appartenenti al passato, si richiede direttamente presso la Polizia Nazionale – ‘di persona’ e soltanto al commissariato di Girona capitale. Ci sono andato preparato, con tutta la documentazione che ero stato capace di cercare in Internet e che non avevo potuto verificare con una chiamata precedente, visto che le segreterie automatiche dei telefoni che aiutano gli utenti, senza distinzione tra i ‘comunitari’ e quelli del resto del mondo, sono la miglior prova del disprezzo che l’amministrazione spagnola sente verso gli esseri umani.


Dopo aver comprovato che gli immigranti illegali sono ricevuti con tutte le dovute attenzioni umane e sanitarie solo davanti alle camere televisive, sono arrivato al primo piano, quello dei comunitari, dove sono stato “atteso” da una funzionaria che ancora deve imparare che riceve lo stipendio per prestare un servizio alla cittadinanza. Mi ha obbligato a parlare in castigliano affermando che mi trobavo in “territorio spagnolo”. Siccome volevo soltanto sbrigare la pratica (e non cercare “casini”), ho cominciato a tirar fuori delle carte. Lei, indifferente. “Vuole che le dica cosa deve portare?” è stata la sua risposta. “E’ uscita una nuova legge e quello che dice la pagina web è obsoleto da tre settimane ed io non ne ho colpa, nè di questo, nè dal fatto che non funzionino i telefoni di attenzione al pubblico”, proferì. Addirittura smise di rivolgersi a me per parlare con una collega che si trovava dall’altra parte della stanza, ovviamente senza alzarsi dalla sedia. In pieno secolo XXI non può essere consentito un tratto così vessatorio da parte di un’impiegata dello stato, nè perdere il tempo e fare chilometri perchè detto stato è incapace di attualizzare i propri siti web, nè di organizzare, come Dio ed i tempi che corrono comandano, i servizi che è obbligato a dare. Adesso vivrò in Catalogna come un profugo indocumentato, e vediamo cosa succede...

Thomas Spieker, giornalista

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