venerdì 20 dicembre 2013

Siamo pronti per il conflitto?






Prima di proseguire con la riflessione di oggi, voglio chiarire che ho la certezza che il conflitto è già in atto. Adesso è di bassa intensità e sotterraneo ma lo stato spagnolo, di fronte alla incorruttibile volontà dei catalani di esercitare la sovranità, hanno messo in moto da mesi tutti gli apparati e risorse di cui dispongono. Dalle pressioni e i ricatti diplomatici fino alla diffusione di rumori, passando per il discorso della paura e per la strategia politica di attivare false aspettative su delle possibili terze vie alternative che non esistono e non esisteranno mai.

Quindi, il conflitto c’è. Ma l’annuncio della data e la domanda che CiU ed ERC –più quelli che vorranno aderire– si sono impegnati a a fare verso metà dicembre, sarà il detonatore della “scalation” del livello del conflitto. Se fate attenzione, lo stato spagnolo –tutti gli organi dello stato senza eccezioni– si è dedicato a piantare un seme attraverso discorsi come: la democrazia in uno stato di diritto è uguale al rispetto delle leggi vigenti. Questo discorso, ripetuto fino alla sazietà, servirà a partire da questo momento per l’offensiva di giudicalizzazione del conflitto. Legge, legge e più legge. Questa è la ricetta spagnola contro il processo di indipendenza della Catalogna. O meglio: legge spagnola, legge spagnola e più legge spagnola. Questa è la loro formula.

L’utilizzo dei tribunali contro la volontà democratica può portarci a vivere delle situazioni molto difficili ed impegnative. Dall’intervento della polizia contro la convocazione di una consultazione sull’indipendenza al commissariamento della Generalitat, passando per la reclusione dei massimi dirigenti politici –presidente Mas, governo, Oriol Junqueras, David Fernàndez, ecc.–. Tutte queste possibilità non sono ipotesi lontane ma fanno parte del piano che hanno preparato a Madrid per rispondere ad ogni sfida posta dai catalani.

Una qualsiasi situazione di queste avrà bisogno di una risposta adeguata e ferma della società catalana. In alcuni casi ci vorrà una risposta istituzionale; in altri, una risposta giuridica; ed in altri ancora, una risposta dei cittadini. E probabilmente, ci sarà bisogno di una risposta combinata insieme. Ma temo che le cose andranno molto male ed il popolo catalano dovrà dimostrare una immensa capacità di resistenza di fronte agli attacchi dello stato spagnolo, che dovrà andare molto più in là dal formare una catena umana durante un giorno di festa.

La Spagna non perderà la sua gallina dalle uova d’oro senza farci pagare un prezzo molto alto. E quanto più resistenza e carattere dimostreremo, più piccolo sarà il prezzo che pagheremo alla fine. Avremo bisogno di fermezza, e ciò vuol dire disciplina e fiducia in quelli che ci governano, e dobbiamo essere disposti a rischiare. Qualcuno mi disse una volta che se non c’era rischio, non c’era gloria. E dobbiamo essere coscienti che se vogliamo raggiungere la vittoria della libertà dobbiamo essere disposti a rischiare e a perdere qualcosa. Certo è che dobbiamo tentare di fare il processo senza perdere tutto. Ma che nessuno pensi che finiremo immacolati e senza graffi.


Andiamoci forti e con speranza, ma anche con disciplina e volontà di resistere a qualsiasi attacco, per quanto oscuro e bestiale esso potrà essere.

Pere Cardús – Vilaweb - 28.10.2013

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